L'insulae che non c'Ŕ Stampa E-mail
Scritto da massi+   
giovedý 04 ottobre 2007
A pochi passi da una strada che percorro di frequente scopro, grazie ad un recente incarico, un gruppo di case che mi fanno ragionare sull'estimo e sul valore di ri-abitare un luogo insolito. insulaeA pochi passi da piazza Sturla, sotto al cavalcavia della via Caprera, uno spazio insolito si dilata tra edificazioni recenti e frammenti di una Genova che apprtiene a oltre due secoli fa. Al centro di un vasto slargo si ergono tre campate di un vecchio ponte ferroviario. Giusto alle spalle di questo, quello che per i romani era una insulae, è in realtà un concentrato di tipiche situazioni liguri. Una stretta crosa si arrampica avvolgendosi su una ripida collinetta cingendo 4 strette case addossate le une alle altre a formare un buffo agglomerato abbarbicato sull'unico "scoglio" presente nella zona. Tutt'attorno un largo spazio asfaltato che, nel piano urbanistico in fase di attuazione, dovrebbe andare ad accogliere il prolungamento di via Isonzo, oggi accentua il senso di "isolamento" del piccolo agglomerato.

Qui, al piano terra di uno dei quattro immobili, la casa bottega di un mastro ebanista è oggetto per me di un incarico con diverse prospettive. Alla base delle esigenze dei nuovi proprietari, la effettiva trasformabilità di questo spazio abitativo organizzato su due piani, oggettivamente piuttosto complesso, in una validfa dimora, pena la vendita dell'immobile e l'acquisto di una soluzione maggiormente adattabile alle loro esigenze.

Affrontata dal punto di vista del puro estimo, la soluzione sembra tutto sommato abbastanza immediata: l'appartamento è scomodo, presenta vani scarsamente illuminati, il costo per l'adeguamento alle attuali esigenze abitative si prospetta elevato. Per contro, la zona è ampiamente servita e il futuro assetto urbanistico fa sperare in un ultreiore miglioramento. La soluzione sembra proprio quella di vendere speculando sul valore che l'immobile potrebbe acquistare in virtù dei progetti di risistemazione previsti.

Questo senza però valutare un aspetto della questione che abbandona il lato pratico per ricadere totalmente nel sensibile. Il valore cioè di abitare un luogo insolito, un luogo che ha delle oggettive potenzialità estetiche e di suggestione le quali, opportunamente sviluppate attraverso una serie di interventi mirati, sono in grado di offrire all'abitare conservando l'indivisualitàà di un luogo.

Dapprima farò una stima per calcolarne un probabile valore di vendita. In seguito cercherò la soluzione più evocativa.

bye, massi+


 

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