Como, riflessi di storia Stampa E-mail
Scritto da massi+   
sabato 04 novembre 2006
Talvolta offuscata da altre realtà disposte lungo le rive del Lago, Como rappresenta, per i più attenti, uno splendido compendio del particolare rapporto che si è instaurato nei secoli tra questa terra, l’antico Lario, e la natura del lago. (articolo comparso sul numero 35 della rivista Viaggia l'Italia) articolo comoProprio a Como si insediarono,  in due successive fasi,  i romani,  dapprima con Cornelio Scipione,  e in seguito,  attorno al 50 a.C sotto la guida di  Giulio Cesare,  il quale,  decise,  per  meglio agevolare il sorgere di una  colonia ben affiatata con l’elemento  liquido,  di trasferire nell’allora Novum Comunaddirittura una colonia  di greci siciliani.
Ed è proprio a questi che si fa risalire il primo impulso  verso la realizzazione di imbarcazioni e scali che fece del Lago la grande  strada verso il nord. La grande valenza testimoniale di Como,  risiede  nell’essersi sviluppata nel tempo,   senza negare mai la propria identità  originaria.Così che da quel balcone  naturale che è Brunate, ammirando  la città che si protende ad abbracciare la sponda meridionale del Lago, è  ancora possibile distinguere chiaramente l’impianto aedificatorio di  origine romana. Il cardo, il decumano e i lotti regolari di edifici disposti ortogonalmente.Su questa base è  poi leggibile l’impianto medioevale  con il perimetro delle mura parallelo a quello della città romana.
Una  fisionomia urbana effettivamente  composta dalla stratificazione di  esistenza successive,  senza mai annullare la memoria di ciò che fu.  Così,  la ben nota Porta Torre,  il cui  austero ergersi non può sfuggire al  turista,  appartiene alle mura medioevali, fatte erigere dal Barbarossa  dopo la distruzione di Como che seguì alla guerra dei Dieci anni.Muovendosi da Porta Torre, alla scoperta del centro di Como,  si giunge a  piazza San Fedele,  sede per tutto il  medioevo del mercato delle granaglie. Qui si possono apprezzare alcuni edifici risalenti al XVI sec. caratterizzati da sporti realizzati con  struttura lignea e tamponamento in  laterizi posti a spina di pesce. Una  caratteristica piuttosto rara alle nostre latitudini.
Già forum romano,  la costruzione si protrasse per oltre tre  secoli,  regalando infine, all’insieme,   quell’aspetto straordinario dovuto  al susseguirsi nel tempo delle maestranze e degli stili artistici. La facciata Romanica, ma ricca di decorazioni marmoree come una cattedrale gotica, i portali laterali finemente  scolpiti da maestri comacini,  la cupola disegnata da Filippo Juvara.  Echi sull’acqua  Vivere Como,  è ancora oggi sbilanciarsi dal fitto dell’abitato antico  verso il pulito azzurro del Lago, dove non è difficile tra gabbiani e germani reali incontrare anche gli aironi,  alla ricerca di quella complicità  che dal Seicento, con l’interesse per i  soggiorni suburbani ha attirato lungo le rive del lago più profondo  d’Europa personaggi quali: Shelley,   Stendhal,  Flaubert,  Toscanini e  Liszt.
Ci si ritrova così a passeggiare  in direzione del neoclassico Tempio  Voltiano,  godendo della brezza che  discendende il ramo sospingendo  capricciosa le numerose imbarcazioni a vela che paiono giocare al  piazza ospitò in origine il tempio  dedicato a Giove, sui resti del quale  fu costruita la chiesa paleocristiana  di S Eufemia, ed in seguito la basilica romanica di San Fedele, il cui interno trilobato raccoglie ancora  pregevoli affreschi risalenti al Trecento e Quattrocento e l’affascinante portale con bassorilievi detto “del  drago”.
L’ennesima testimonianza di  una città che risorge ciclicamente.  Come in piazza Duomo, con il Broletto,  dal lombardo antico brolo,  o  campo cintato, luogo dove tradizionalmente veniva amministrata la  giustizia,  oggi affascinante trait  d’uniontra l’austera Torre Civica e  l’imponenza della Cattedrale la cui  largo. Poco oltre si può asistere al  decollo di un idrovolante dal vicino  aeroclub,  costantemente avvolti in  una atmosfera vagamente retrò che  ben si sposa con l’apparire plastico  del monumento ai caduti realizzato  da Terragni su disegno del futurista  Antonio Sant’Elia. Da qui bastano  ancora pochi passi per tuffarsi in  una nuova interpretazione del lago,   con il percorso che si snoda sensuale fra giardini lussureggianti e piccoli approdi privati e con la passeggiata che sembra chinarsi a sfiorare i  deboli flutti, quasi a voler riconquistare quel continuum spaziale che  ora porta naturalmente lo sguardo  verso la città che fa capolino seminascosta dalle svettanti inalberature  delle barche ormeggiate nel porticciolo. Dall’altro lato del lago,  l’imponente getto d’acqua segnala la  presenza di villa Geno, ricostruita a  metà del 1800 al centro di uno  splendida penisola protesa nel lago.  Qui, splendide ville del Cinquecento  ingentiliscono questo scorcio di riviera stretta tra la dolcezza del lago e  la ruvidità della montagna.
Fra queste Villa Saporiti, detta “la rotonda”  per il suo salone ellittico che preme  gentilmente a incurvare la facciata  ornata da paraste e Villa Gallia,  la  più antica del Borgo Vico, ricostruita nel Seicento sulle fondazioni di  una più vetusta villa cinquecentesca.  Il percorso pedonale porta quindi  all’ingresso dei giardini di Villa Olmo. Sfarzosa nell’aspetto della facciata neoclassica e mirabile nel suo  dilatarsi preziosamente lungo la  sponda del lago, la villa fu voluta nel  1782 da Innocenzo Odescalchi,  discendente dell’omonimo pontefice,   nel punto ove anticamente sorgeva  un olmo secolare. Nel 1797,  la sontuosa tenuta, come da progetto dell’architetto Simone Cantoni,  venne  inaugurata da Napoleone che vi  giunse con la moglie Giuseppina e la  sorella Elisa. Nei secoli seguenti la  villa ospitò altri illustri personaggi  quali  l’imperatore d’Austria, il principe di Metternich e il maresciallo  Radetzky.
Nel 1882 la villa fu venduta al duca Giudo Visconti di Modrone che inaugurò l’ultimo periodo  padronale dell’edificio.  Sapori del Lago di Como  L’ambiente variegato che circonda il  Lago di Como,  offre un ampio panorama di prodotti che, come gli alberi dalla riva,  rispecchiandosi nelle  acque, si completa avvicinando ai sapori del bosco e della malga,  quelli  del più pregiato e tradizionale pescato.Dagli apiari della zona e dalle essenze di robinia (acacia),  castagno,   tiglio o rododendro, si ricava il tipico miele profumato, dalla consistenza viscosa-densa o cristallizzata.  Grazie alla tradizione agropastorale  ampiamente diffusa nel comprensorio, tra i formaggi troviamo il Caprino Vaccino,  il Caprino di Caslino  d’Erba, il Casoretta, il formaggio Lariano d’alpeggio,  di latteria o di capra,  la delicata ricotta del Lario e la  Semuda. Tutti prodotti,  questi,  che  oggi possono godere dell’opera di  tutela offerta dal Consorzio “Sapori  di Terra, Sapori di Lago ”il quale, con  l’appoggio e il riconoscimento degli  Enti Pubblici locali,  ha promulgato  un progetto di marcatura del prodotto tipico che oggi ne attesta la  provenienza dal territorio della Provincia di Como e ne certifica una  realizzazione nel rispetto della tradizione e della cultura locale. Il rapporto con il lago si conferma in cucina con pesci pregiati come la trota  del lago, ma anche con preparazioni  “storiche”quali le arborelle in carpione o i missulitt,  ovvero gli agoni  del lago essiccati e conservati in maturazione sotto sale in appositi tini,   le missolteappunto, per 2 o tre mesi.  La consuetudine vuole poi che questi vengano riscaldati sulla piastra o  sulla griglia alla brace e consumati  con un filo d’olio e aceto, accompagnati da polenta.La leggenda relativa a questi pesci,  che la tradizione  vuole pescati tra maggio e giugno ed  esposti ad essicare al vento e al sole,   su fili appesi a struttture lignee, narra che si tratti di sarde di mare rimaste intrappolate nello specchio d’acqua di Como, quando il mare si ritirò dalla Pianura Padana.
Anche nei  dolci si ritrova questa simbiosi con il  lago,  come nell’atavico decoro a “lisca di pesce”che orna la resta, tipico  dolce della domenica delle palme a  pasta lievitata che cela al suo interno  un bastoncino di ulivo. Èun dolce  semplice negli ingredienti,  come la  gran parte di quelli dell’area lariana,   derivati dal pane arricchito con latte,   zucchero e frutta secca,  come ad  esempio la Miascia,  realizzata proprio riusando il pane raffermo o il  Pan Tranvai,  oppure ancora il più  conosciuto Mataloch che l’usanza  vuole particolarmente ricco di cedro  candito, fichi secchi, miele e semi di  finocchio.    
 

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