Nel segno della gradina. Stampa E-mail
Scritto da massi+   
venerdý 01 giugno 2007
Dai magistri antelami ai picapréda dei primi del ‘900, un viaggio nella lavorazione della pietra in Val d’Intelvi. Artciolo comparso sul numero 206 della rivista TREKKING.


val d'intelvi bike
Attorno al XII secolo iniziarono a diffondersi, soprattutto nella repubblica marinara di Genova, edifici realizzati con blocchi lapidei di mirabile fattura, i “perfetti conci”. Era opera dei Magistri Antelami, scalpellini così abili da potersi permettere di firmare, verso la metà del XII secolo, la costruzione della Porta di Santa Fede a Genova. Si chiamavano ad esempio Guiscardo, Giovanni Bono Cortese, Giovanni de Castro, venivano dalla Val d’Intelvi e fino al rinascimento influenzarono fortemente le tecniche costruttive in edilizia, assurgendo anche a ruoli di  direzione di fabbriche e guadagnando un prestigio che andava ben oltre la loro specifica tradizione .
L’origine della denominazione di Magistri Antelami, diffusa sopratutto nel territorio genovese per individuare una intera corporazione, si può far risalire al termine Antellaco, termine che mutuò poi in Antelamo nel diploma che re Ugo rilasciò nel 929 in favore del monastero di san Pietro in ciel d’Oro di Pavia e confermante la concessione liutprandea in favore dei carpentieri provenienti dalla valle; l’appellativo Intelavo giunse ancora successivamente.
In pieno accordo con la tradizione culturale gotica, anche l’approccio dei nostri maestri era puramente empirico. Una coscienza spontanea che si è comunque protratta sino al ‘900 inoltrato, permettendo la conservazione sia delle tecniche lavorative, sia degli strumenti: le punte e i mazzuoli in primis, ma anche la gradina, uno scalpello piatto con molteplici punte che permetteva di rettificare le superfici lasciando il caratteristico segno a righe parallele o la bocciarda, una mazzetta con la testa in ferro piatta e costellata di punte prismatiche che si usava per rifinire le superfici lapidee decorandole con un motivo ritmico a bucherelli, bocciardato appunto. Tutti strumenti della tradizione medioevale che hanno accompagnato, ordinatamente disposti in una cassetta di legno, il paziente lavoro dello scalpellino, almeno fino a quando le lavorazioni industriali hanno messo fine ad una tradizione che oggi si mantiene solo nelle opere di restauro e in quelle attività dove l’utilizzo di strumenti meccanici per la lavorazione della pietra risulti troppo traumatica per l’integrità dello stesso elemento litico.
All’origine di tutto, probabilmente, la grande quantità di materiale litico di generose dimensioni che era possibile reperire come raccogliticcio o come massi erratici.  Grossi blocchi che con pazienza ed esperienza venivano scissi in elementi più piccoli e poi, a piè d’opera, sgrossati, perfettamente squadrati e lisciati in superficie fino a rendere possibile un reciproco incastrarsi precisissimo, che dava appunto origine a quelle murature ordinate a corsi regolari che spesso si ammirano nell’ambito di importanti edifici medioevali.
Ma non solo conci per la costruzione, gli artigiani della valle applicavano la loro maestria realizzando ornati a bassorilievo e talvolta a tutto tondo, vasche per la raccolta di acqua, fontanili e sedute in pietra. Una straordinaria varietà di manufatti che oggi si possono incontrare nei luoghi più impensati, semplicemente aggirandosi per i borghi e le campagne della Val d’Intelvi.


Atmosfere intelvesi

Stretta tra il Versanti più esclusivi dei laghi di Como e di Lugano, ovvero rispettivamente quello di Cernobbio e di Campione d’Italia, si sviluppa la Valle d’Intelvi, la cui importanza storica è ben testimoniata dal suo comparire sin dai più antichi atti noti in Lombardia e risalenti al VII, IX e X sec.
Oggi, il comprensorio è ben noto come località turistica di montagna. E della montagna ha infatti il sapore, con i suoi piccoli abitati sparsi lungo il fondovalle del fiume Telo, con la sua bassa densità abitativa, con gli alpeggi d’alta quota che qui offrono, all’escursionista che li attraversa, straordinari panorami a trecentosessanta gradi sull’area Lariana e del Ceresio.
A valle, i piccoli centri insediati, salvo per le recenti edificazioni, mantengono l’impianto originario e le tradizionali vie di collegamento con gli alpeggi: mulattiere lastricate che si protendono verso gli aleppgi da dove si diramano infiniti tracciati minori di origine silvo-pastorale perfettamente identificabili e percorribili senza problemi anche in mountain bike.
Con vette poco al di sopra dei mille metri e così caratterizzato da una grande varietà di tracciati naturali, nel passato, il Lario Intelvese fu patria ideale per gli sfrosatori (contrabandieri) che utilizzavano gli innumerevoli tracciati nascosti dai fitti boschi per  i loro commerci clandestini.
Oggi, ripercorrendo gli stessi itinerari o risalendo attraverso i luoghi della celeberrima linea Cadorna sino alle più alte malghe, ci si ritrova con lo sguardo che si posa incredulo sulle coste fortemente antropizzate dei due laghi, dopo aver sorvolato i delicati pendii che molti reputano tra i più belli dell’arco alpino lombardo.
Fitti boschi dove regna la penombra si alternano infatti a larghi prati inondati dalla luce del sole, in un gioco di tonalità del verde che spazia dai toni austeri delle abetaie, passando ai più tenui delle faggete secolari, per giungere ai giocosi maggiopendoli.
Poi, appena superata la quota delle malghe, ecco il regno di cervi e camosci, il cui avvistamento è garantito ad ogni escursione.



Itinerari:

Itinerario 1:  Lanzo d'Intelvi e Il belvedere d'Italia.

Punto di partenza: Pellio Intelvi
Punto di arrivo: Lanzo Intelvi
Tipologia: all-mountain
durata: 4:10  ore
dislivello in salita: 519m
dislivello in discesa: 442m
quota massima raggiunta: 1315 slm
percentuale sterrato: 80% circa
difficoltà: Impegnativo
cartine:     Kompass 91 laghi di como e Lugano 1:50000
Cartina “Lario Intelvese” della CM omonima 1:35000
Mappa dei sentieri  1:25000 della Pro Loco Lanzo-Scaria


Da Pellio d'Intelvi,  seguire la provinciale 13 della Val d'Intelvi in salita (ca. 3 km) sino al bivio per Scaria Intelvi, svoltare e continuare in salita ripida attraverso l'abitato per giungere  a via Nazaro e Celso  che prosegue a mezza costa.
Poco prima di raggiungere la Chiesa dei Santi Nazario e Celso (merita una visita), immettersi a destra sul sentiero 9a per Lanzo Intelvi, percorrendolo in salita nel bosco sino a intercettare la strada asfaltata che ci porterà nell'abitato di Lanzo dove, aggirandosi per le strade, si potranno ammirare alcune opere testimonianti l'abilità degli scalpellini locali. Da piazza Cirla, si risalirà su asfalto sino a raggiungere con un ultimo tratto in salita il piano d'Orano.
Da qui, due sentieri si dipartono verso ovest per ricollegarsi al di la del colle della Crocetta, il primo seguendo la linea di massima pendenza verso la vetta, l'altro aggirando il colle. In entrambe i casi sarà necessario spingere a mano la bicicletta in alcuni tratti. Il fondo, a tratti molto sconnesso, rende difficoltosa la risalita.  Il sentiero prosegue poi a mezza costa verso l'Alpe di Trevino, lungo il versante svizzero e mantenendo costante la quota per risalire poi deciso verso il cippo 17 del confine svizzero e da li ridiscendere il ripido crinale fino alla "Bola Sucia". Da qui, un sentiero nel bosco ben pedalabile ci porterà in loc. Bosco Meriggio da dove, imboccata in salita la carrabile in forte salita arriveremo al Belvedere di Monte Sighignola.
Qui, il panorama mozzafiato sull'area del Lago di Lugano merita una sosta.
Ripartendo dal belvedere di Monte Sighignola, si imbocca la carrabile per Lanzo ma dopo due tornanti, giunti all'impianto sciistico di monte Creggio, immettersi nell’area dell’impianto in direzione dello skilift. Dopo tanta salita è il momento della discesa, infatti non resta che costeggiare il prato che si apre sulla destra per immettersi in una lunga traccia che si butta a capofitto giù per la pista da sci. Il tracciato, con pendenza che via via si accentua non ammette distrazione a causa dell'erba e delle foglie che rendono il fondo scivoloso e nascondono numerosi rami secchi. Superata la stazione bassa dell'impianto di risalita, si apre sulla destra un tracciato che zigzaga ampiamente nel bosco offrendo la reale possibilità di incontrare i numerosi caprioli che abitano la valle. Il fondo è duro, a tratti piuttosto sconnesso e, se  preso in velocità, richiede una buona dose di tecnica. Giunti nella parte più bassa ci si accorge di aver percorso ciò che resta di una mulattiera acciottolata. Una volta a valle si svolta a sinistra sull'asfalto per rientrare nel centro di Lanzo dove nella centralissima Piazza Matteotti ci si può concedere un po di riposo.

Itinerario 2:  da Lanzo d'Intelvi a Casasco in alta quota.

Punto di partenza: Lanzo Intelvi
Punto di arrivo: Casasco Intelvi
Tipologia: all-mountain
durata: 4:40  ore
dislivello in salita: 430m
dislivello in discesa: 458m
quota massima raggiunta: 1277 slm
percentuale sterrato: 80% circa
difficoltà: Impegnativo
cartine:     Kompass 91 laghi di como e Lugano 1:50000
Cartina “Lario Intelvese” della CM omonima 1:35000
Mappa dei sentieri  1:25000 della Pro Loco Lanzo-Scaria


Si parte da piazza Matteotti a Lanzo d'Intelvi per giungere in Via Campione d'Italia, che si segue fino alla "dogana" di Lanzo da dove si trova la partenza del sentiero 5. Questo si diparte dall'incrocio per Arogno immettendosi nel bosco e preannunciando da subito lo svilupparsi in decisa salita. A tratti, il fondo reso scivoloso dallo spesso strato di foglie, mette a dura prova anche le tassellature più esasperate appena ci si alza dalla sella e si scarica la ruota posteriore. Si giunge prima ai 1070slm del famoso "Foo de Parol", il faggio usato dai contrabbandieri per lasciarsi messaggi e dunque alla linea di crinale che si segue fino a sbucare al "Barco dei montoni" 1350slm. E' uno spettacolo straordinario che ripaga della faticata e dei tratti fatti a spinta: l'ampia radura si dilata circondata da una fitta corona di alberi tra i quali si distinguono, per la fioritura gialla, i numerosi maggiopendoli. Seguendo sempre l’itinerario alto per il monte Generoso, si arriva ad un secondo bivio dove si seguirà il sentiero a sinistra (l'altro porta proprio al Monte Generoso) si giunge prima alle cascine dell’alpe Bol e infine alle spalle del Rifugio Alpe d'Orimento. Qui sarà possibile pernottare e rifocillarsi con piatti tipici, magari in compagnia dei molti altri appassionati di mountain bike che frequantano la zona.
Dopo un lauto pranzo e la faticata della mattina non c'è niente di meglio di una bella discesa. E il piatto è presto servito. Proprio di fronte al rifugio, al di la del piccolo piazzale di parcheggio, un cartello indica "rifugio Bruno". Il sentiero, lasciata sulla destra una villetta, si immette nel bosco in forte discesa. Dopo neanche 100 metri la pendenza aumenta sino al limite del percorribile in sella e il fondo si presenta disseminato di grosse pietre smosse. La parte bassa del tracciato diventa poi più facilmente percorribile sino a trasformarsi in una mulattiera lastricata diretta verso l'asfalto che collega il rifugio Bruno alla strada per Casasco d'Intelvi. Svoltando sull'asfalto a sinistra si giungerà infatti sulla strada principale e poi, prendendo in discesa, si giungerà a Casasco d'Intelvi.

Dal Rifugio Alpe d'Orimento, per chi non se la sentisse di seguire l'itinerario descritto, è possibile giungere allo stesso punto grazie ad un sentiero più lungo che costeggia il Pizzo della Croce (segni verdi a terra della gara di Mtb) oppure imboccare la strada asfaltata per San Fedele d'Intelvi e al primo tornante a sinistra immettersi nel sentiero che si snoda nel bosco con caratteristiche da single track a tratti veloce. il sentiero ritorna sull'asfalto nel tornante delle bollette per poi procedere in parte nel bosco e in parte sulla strada fino a San Fedele d'Intelvi.

 

Come arrivare:

Sia le Ferrovie Italiane, sia le linee TILO provenienti dal Ticino (CH), offrono la possibilità di raggiungere Como con la bicicletta al seguito spendendo solo 3.50 euro a forfait. Per verificare quali treni offrano questo servizio, consultare il sito www,trenitalia.com e controllare che sulla scheda del treno che ci interessa sia presente l'icona con la bici. In coda al treno troveremo un vagone misto passeggeri/bici appositamente predisposto.
Giunti a Como è possibile utilizzare le "autolinee Como" per raggiungere, sempre bici al seguito,  tutti i comuni della Val d'Intelvi con collegamenti orari dalla stazione Como Centrale.


Informazioni utili:

Autolinee Como: 031.247247
Informazioni sui treni:  www.trenitalia.com - www.tilo.ch
Rifugio Alpe Orimento: 031 830412 - 031 817068
I.A.T Como: tel. 031269712 . www.kakecomo.it
Pro Loco Lanzo Intelvi: tel. 031840143
Uff. Turismo San Fedele Intelvi: 031832498

Presso il centro commerciale di San Fedele Intelvi è presente una officina per biciclette.









 

Ultimo aggiornamento ( giovedý 19 luglio 2007 )
 

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